BENVENUTI IN BITETTO ! ! !

Stemma

Bitetto

ABITANTI: 10153

SUPERFICIE: 33.57 kmq

ALTITUDINE: 139 m s.l.m

CODICE ISTAT: 072010

CAP: 70020

STORIA

Centro agricolo in provincia di Bari, a 15 km dal capoluogo, a 139 m sul primo gradino delle Murge. Comune di 33,61 kmq con 10143 ab al 21.10.2001 data dell'ultimo Censimento Generale della popolazione e con una viabilità di circa 37.280 m.; produzione di cereali, olive, oliva termite, mandorle e uva. Antico insediamento (vi si rinvennero tombe del sec. IV a. C.), fu devastato dai Saraceni, dai Normanni e dagli Svevi e decadde definitivamente intorno alla metà del sec. XVI, a causa di una grave epidemia di peste. D'interesse artistico è il nucleo medievale, con resti di mura e torri, case di tipo orientale e spagnolesco, la casa Fazio, già palazzo dei Cavalieri di Malta, e la grandiosa cattedrale romanica (vedi foto periodo ultima guerra mondiale con le protezioni alle sculture di grande valore storico), il Convento del Beato Giacomo, la chiesa di S. Maria la Veterana, la Chiesa di San Domenico, la Chiesa della Benedetta, il palazzo del Barone, la Chiesa della Maddalena, la Chiesa di San Rocco e la piccola Chiesetta di San Giuseppe e la chiesa della Madonna della Neve. Le prime ricerche sistematiche risalgono al sec. XIX; in Italia promotore e fondatore della toponomastica fu G. Flecchia (1811-1892). Nel sec. XX essa si sviluppò e perfezionò soprattutto ad opera di S. Pieri, D. Olivieri, G. Serra, V. Bertoldi, C. Battisti, G. Alessio. I toponimi possono riflettere non solo particolarità geomorfologiche del terreno, ma anche vicende storiche e culturali che hanno influenzato quell'ambiente geografico: elementi mediterranei preindeuropei sono rilevabili in toponimi come Taormina (l'antica Tauromenio che presenta la base mediterranea tauro "monte"). Le varie popolazioni dell'Italia antica hanno lasciato tracce della loro presenza in numerosi toponimi: trasparente è l'origine greca di Napoli (Neápolis, città nuova), osco è il nome di Avella (Abella, città delle mele), messapico è il nome di Brindisi (Brentésion da bréntion, testa di cervo, per la forma del porto), ecc. Dei toponimi romani molti sono legati a nomi di persona, come Aosta (Augusta Praetoria), Forlì (Forum Livii); e sempre da nomi personali col suffisso -anum si sono formati numerosi altri nomi di luogo. Una parte dei toponimi italiani riflette le diverse dominazioni germaniche: di quella degli Ostrogoti sono tracce alcuni toponimi in -engo, p. es. Marengo (la forma più antica è Malarengo, dal nome gotico Malaharjis); di quella dei Longobardi sono testimoni i numerosi toponimi formati con Fara, termine indicante il nucleo familiare o gentilizio che stava alla base dell'ordinamento sociale e militare longobardo (Fara d'Adda, Fara Novarese); alla dominazione araba in Sicilia risalgono toponimi come Caltagirone (da qal! at algiran, castello delle grotte). Alcuni toponimi hanno conservato le antiche desinenze di casi latini: Rimini suppone un lat. Arimini locativo di Arminum. Le origini di Bitetto si perdono nel buio del passato e quindi l'etimologia del suo nome è molto difficile da accertare. Uno storico, Nicola Santoro, afferma che Bitetto è un'antica colonia greca: HETIUM poichè Plinio, menzionando le popolazioni della Puglia, pose Hetium tra Bitonto, Palo, Polignano e Grumo. Per Santoro, Bitetto deriva da BETH che vuol dire capanna, paese, e Hetium che vuol dire arido, asciutto. Infatti Bitetto non ha mai avuto acque fluenti o stagnanti; nell'antichità, per l'amenità del suo clima, era un luogo di villeggiatura per i signorotti del tempo. La colonia greca Hetium fu più volte distrutta dai Saraceni, da Guglielmo il Malo, da Federico II, da Corrado e i bitettesi, nel riedificarla, anteposero ad Hetium, i cui ruderi pare si trovino in contrada San Marco, sulla via per Bitritto, il monosillabo Beth, ed ecco BETHETIUM. Nel 1300 con la volgarizzazione della lingua Bethetium divenne BETETO e poi Bitetto. Per altri, invece, Bitetto deriva da VINETUM cioè vigneto, confortati in questa tesi dal fatto che ancora oggi Bitetto in dialetto si pronuncia VTET e che lo stemma comunale rappresenta una vite carica di uva contro cui si erge un liocorno (cavallo con in fronte un corno) simbolo dell'abbondanza e della forza intellettiva che resiste alle tentazioni di Bacco. Sul liocorno e sulla vite c'è una stella, simbolo della luce della divina provvidenza. Tale stemma fu coniato dopo le crociate quando tutti furono presi dalla mania di avere uno stemma personale (lo si può ammirare sul pavimento del monumento ai Caduti in piazza Umberto e scolpito su un lastrone in pietra depositato sul Comune).

Bitetto nel passato

ARTE

Le forme principali d'arte presenti a Bitetto sono caratterizzate dalle chiese. Di seguito citiamo alcune tra le più importanti: la Cattedrale, il Beato Giacomo, la chiesa di San Domenico, la chiesa di Santa Chiara, la chiesa di San Giuseppe, la chiesa della Benedetta, la chiesa della Veterana, la chiesa di San Rocco.
La Cattedrale, dedicata all'Arcangelo Michele, sorse tra la fine dell' XI secolo e l'inizio del XII e fu più volte ricostruita. Con la ristrutturazione settecentesca e le successive trasformazioni, si sono persi quasi completamente gli affreschi del XIV secolo, fino a quando, con l'opera di restauro del 1959, si scrostano gli intonachi settecenteschi e vengono ripristinate alcune parti che erano andate distrutte o occultate, come capriate, matronei, absidi laterali ed iconostasi. Da un punto di vista architettonico, si nota il contrasto tra il corpo centrale, a croce latina, d'epoca romanica, e le cappelle settecentesche addossate al perimetro dell'edificio e alla torre campanaria innalzata sul fianco sinistro della facciata trecentesca. La facciata presenta notevoli analogie stilistiche con la Cattedrale della vicina Bitonto. Notevole risulta la decorazione del portale maggiore, che sviluppa alcune delle scene essenziali del ciclo cristologico, con ai lati due maestosi leoni accosciati su mensole, il tutto a rappresentare l'eterna lotta tra il bene e il male. Fra gli arredi, occorre segnalare la pregevole statua in argento raffigurante l'Arcangelo Guerriero che trionfa sul drago demone; tale opera fu realizzata a Napoli nel 1719.
Cattedrale
I Frati tornarono nel 1908, ma non nel loro antico convento. Con enormi sacrifici, si costruirono a poco a poco un comodo conventino sulle volte del coro e della sagrestia. L'antico convento, spogliato e malridotto, fu affidato ai Frati, con una convenzione del 1981, ed oggi è casa di formazione per i chierici di teologia. All'interno troviamo la cappella che custodisce le venerate spoglie del Beato Giacomo. Nacque come piccola cappella indipendente dalla chiesa ma con essa comunicante. Qui nel 1580 venne deposto ed esposto alla venerazione il corpo intatto ed incorrotto di Fra Giacomo. Nel 1587, Francesco Carafa, operò il primo ampliamento e nel 1651 Flaminio de Angelis promosse un secondo ampliamento. Nel 1723, il guardiano del tempo, P. Bonaventura Capodiferro raddoppiò il vano, riprendendo la struttura delle fondamenta e lo portò alle attuali dimensioni. Il corredo artistico risale tutto al secolo XVIII; ai pittori Musso appartengono le due grandi scene della Risurrezione Finale e del Giudizio Universale, e le due tele sotto la volta. Il convento, nelle forme e dimensioni attuali, è venuto sviluppandosi attraverso i secoli, secondo le esigenze del numero e delle attività dei frati. Fu fondato nel 1432 e per circa due secoli lo abitarono i Frati Minori Osservanti, che, nel 1625, per volontà di Urbano VIII, lo cedettero ai Frati Minori Riformati. Nel 1866, a seguito della legge dello stato italiano che decretò la soppressione degli ordini religiosi, il convento passò nelle mani del comune, che lo cedette alla confraternita del Purgatorio. Fu usato come asilo di mendicità, assistito successivamente da due congregazioni di suore. Qualche decennio dopo la seconda guerra rimase abbandonato per parecchi anni. Beato Giacomo
L'attuale chiesa di San Rocco, appartenuta in precedenza ai Gesuiti, fu ristrutturata e consacrata, dalla confraternita omonima, nel 1760. La chiesa custodisce, come un prezioso scrigno, alcuni elementi d'arredo sacro di notevole suggestione estetica, come il Bambin Gesù Dormiente, intagliato in un unico pezzo di legno, oppure l'altare maggiore con il prezioso paliotto in marmo scuro con il rilievo centrale, in marmo bianco, raffigurante San Rocco e il Cane, ma l'elemento più antico della chiesa, conservato nella sagrestia, è sicuramente un pregevole lavabo in pietra nel cui piedistallo sono scolpite due raffinate immagini di pesci, forse delfini, simbolo della fede, con le code aggrovigliate. San Rocco
L'attuale chiesa di San Domenico, ubicata in piazza Umberto 1, risale al 1598, quando nella zona presbiteriale della nuova fabbrica fu inglobata l'antica cappella di Santa Maria e San Giovanni Battista dell'XI secolo. Ben poco è rimasto dell'edificio originale, la chiesa infatti ha subito, nel corso del tempo, notevoli rimaneggiamenti che hanno compromesso gravemente l'aspetto originario delle decorazioni e degli stessi arredi, comunque molto interessanti risultano alcune opere pittoriche conservate all'interno della chiesa. San Domenico
La chiesa di Santa Chiara fu costruita nel 1616, in seguito ad un lascito testamentario del l 598, da parte di un facoltoso bitettese di nome Giovanni Cefalo. Non essendo sufficiente il numero di monache, il monastero attiguo fu soppresso agli inizi del XIX secolo, mentre la chiesa restò aperta. Nonostante il degrado in cui versa, di particolare pregio è l' intera pavimentazione secentesca, in maiolica invetriata policroma, con eleganti decorazioni vegetali stilizzate. Santa Chiara
La chiesa intitolata a San Giuseppe è un piccolo edificio ubicato lungo la vecchia via per Sannicandro, sviluppatosi intorno ad un'antica edicola. La fondazione della chiesetta è avvolta da un alone di leggenda, che vedrebbe protagonista il conte Giangirolamo d'Aragona, detto il Guercio di Puglia.In un suo viaggio ( 1646 circa), da Acquaviva a Bitonto, egli attraversò Bitetto percorrendo la via vecchia di Sannicandro, appena superato il convento dei Padri Domenicani, proprio di fronte al giardino del canonico don Filippo de Specie, fu disarcionato da cavallo correndo un grave rischio per la propria vita. Scampato alla disgrazia, il conte riferì d'essere stato miracolato dalla Madonna, la cui immagine era affrescata su un muro prospiciente il luogo in cui era caduto; si trattava di una piccola edicola, nella quale era dipinta l'effigie della Vergine con la figura del suo devoto: un canonico di nome Filippo. In atto di gratitudine il conte fece erigere la chiesetta che, nel 1818, fu dedicata a San Giuseppe. L'antico affresco della Vergine, risalente al XVII secolo e di cui parla la leggenda, è stato inglobato in una teca al centro dell'altare maggiore. San Giuseppe
La Cappella della Benedetta deve la sua notorietà e il culto quasi continuo al fatto che vi si recava spesso a pregare il Beato. Per tal motivo i frati del convento e il popolo bitettese non l'hanno mai abbandonata, apportandovi sempre i necessari restauri e perfino degli ampliamenti. Nel 1668, il vescovo Francesco Gaeta, con il consenso della comunità conventuale, la ingrandì notevolmante, utilizzando i conci migliori provenienti da una chiesa medievale diroccata. Nella prima metà dell'ottocento vi abitava un frate eremita alle dipendenze del convento. dopo la cacciata dei frati, la benedetta fu abilitata sucessivamente a ricevero dei colerosi, poi a deposito dei cadaveri e sala per l'autopsia, e in fine a cimitero, sia all'interno che nelle adiacenze. Nei primi decenni del secolo, cominciò a rovinare a causa del completo abbandono. Dopo il 1970, il Comune, con il concorso di ditte e di privati cittadini, la restaurò al completo, e trasformò a parco l'area antistante, proteggendola con muretto e inferiata Benedetta
Situata in fondo al Corso Garibaldi, la Veterana è una delle chiese che sorgevano fuori dalle mura della vecchia Bitetto. Secondo la tradizione locale questa antica cappella sarebbe assurta al ruolo di cattedrale dopo la distruzione di S. Marco, ma l'ipotesi non è sorretta da alcuna prova. La prima notizia certa su questo edificio sacro è quella che si rinviene nell'atto del 959, in cui si menziona una chiesa dedicata a Santa Maria. Un importante dato ci viene dallo stemma incassato nella facciata per ricordare, come era d' uso in caso di edificazione ex-novo di una chiesa, il promotore dell'opera. Lo stemma, se realmente appartenne a Mons. Scicutella, permetterebbe di datare la ricostruzione della chiesa negli anni che vanno dal 1294 al 1300, ricostruzione resasi necessaria in seguito alla forte scossa tellurica che nel 1266 provocò danni notevoli nel territorio circostante Bari, compresa naturalmente l'antica chiesetta. Nel 1585, con l'approvazione del Papa Sisto V, la chiesa venne ceduta ai padri conventuali ma nel 1652, con bolla di Papa Innocenzo X, il monastero venne soppresso. Solo più tardi, nel 1713, fatti eseguire alcuni lavori di consolidamento, i conventuali tornarono ancora per sessanta anni in quel monastero di cui oggi si sono perse le tracce. Veterana

MANIFESTAZIONI ED EVENTI



La festa del Beato Giacomo Ogni anno il 27 Aprile viene festeggiato il Beato Giacomo. Questo giorno, preceduto dalla novena celebrata di pomeriggio, è l'appuntamento di quanti, in Italia e all'estero guardano al Beato come al proprio protettore e benefattore. Infatti la festa che dura tre giorni, fa diventare la città di Bitetto punto di ritrovo per tutti i fedeli della provincia e oltre. Si inizia il giorno 26 con la prima processione che conduce il ritratto del Beato dal convento fino in piazza ( verrà rimosso dopo due giorni per la chiusura della festa). L'indomani alle ore 10:00 viene celebrata, nel convento, la Santa Messa e alle ore 12:00, sempre dal convento, parte la processione. Ed è in quest'occasione che viene mostrata la reliquia sacra contenente il Dito del Beato che fa il giro del paese diffondendo felicità e speranza tra la gente. Alla sera spettacolo pirotecnico alle spalle del convento.

Presepe vivente Nell' ambientazione del presepe, sono stati evidenziati due aspetti distinti: il primo, squisitamente popolare, riguarda lo spazio in cui si ripropongono i vecchi mestieri ; il secondo , ambientato nel 1400 vede la presenza del Beato Giacomo e della Sacra Famiglia in abiti della stessa epoca. Annunciata da un angelo, troveremo la Natività inserita idealmente in un contesto rinascimentale; come se fosse magicamente evocata dal Beato, anch' egli protagonista della sua stessa visione. Nel percorso troveremo inoltre gli oggetti appartenenti alla tradizione locale del lavoro e della terra, dall' ottocento fino all' inizio del novecento, con figuranti in abiti della stessa epoca che interpretano ciò che la memoria popolare ricorda. In questa atmosfera, le diverse anime del Presepe Vivente, nell' unicità dell' evento, magicamente si fondono per restituirci sia la semplicità dell' idea francescana, come pure l' autentico valore storico della tradizione. Il 6 gennaio, poi, I RE MAGI sulle loro cavalcature con sontuose vesti rinascimentali, giungeranno da lontano, percorrendo le antiche strade di campagna, seguiti dai contadini che sorpresi nel lavoro dei campi, si uniranno con i loro attrezzi al corteo. Nella piazza del paese, popolane e bambini accoglieranno i MAGI e tutti insieme, ciascuno recando il suo piccolo dono, riprenderanno il cammino verso il Convento, luogo della NATIVITA'. Attraverso questo itinerario ideale nel territorio del paese e negli ambienti del Presepe, il visitatore è invitato dunque a ritrovare se stesso, per riscoprire alcuni aspetti del proprio vissuto e nella suggestione della rievocazione rinsaldare la propria fede.

DOVE DORMIRE E MANGIARE

Ristorante "Ku shin kai"
Via Bari, 40 Tel. e Fax: 080 992.18.39 e-mail: info@kushinkai.com

Hotel dei Nobili
Via G. Abruzzese, 20 Tel. 080.3825484 - Fax 080.3823761

Ristorante "Steak House"
Via palo del colle, 75 Tel.080 9924502

LINK UTILI

Sito UfficialePrevisioni Meteo Mappa e Cartina BitettoElenco TelefonicoSiti su Bitetto