
|
Palo del colle |
ABITANTI: 20843 |
SUPERFICIE: 79 km2 |
ALTITUDINE: 177 m s.l.m |
CODICE ISTAT: 072033 |
CAP: 70027 |
|
| STORIA | | Palo del Colle sorse sul sito di un
villaggio apulo, denominato probabilmente Palio al tempo della Magna
Grecia insieme alle altre città dell'antica Peucezia. Il nome di Palo
secondo vari appunti, potrebbe provenire dalla posizione della cittadina, che sorge su una collina.
Si pensa che il nome di Palo, possa trovare le sue origini nell'aggettivo greco
"palaiòn" che significa "antico".
Nell'antica tradizione i palesi sono stati fieri di chiamarsi "Herculea Proles",
come è dimostrato dalla via così intitolata dall'antico stemma cittadino, in
cui era rappresentato Ercole con la clava in mano in atto di colpire e dalla
statua di Ercole posta sulla facciata della chiesa matrice.
Premesso che il culto di Ercole apparteneva a tutta la Magna Grecia come
patrimonio comune della madrepatria, che fondò nell'Adriatico molte colonie
militari: fra queste forse anche a Palo.
Il nome originario di Palo, non deriva dall'aggettivo "palaiòs" (antico), ma da
"palaiòn"(vincente nella lotta).
Nel corso dei secoli esso dovette subire due trasformazioni fonetiche: la prima,
al giungere dei Romani, con la perdita della seconda "a" creando uno squilibrio
fonetico di ordine quantitativo nella parola, fece arretrare l'accento sulla
prima "a", per cui da "palaiòn" si ebbe "pàlion". La seconda, col
sopraggiungere dei Bizantini: prima con una trasformazione della "i" in "l"
(Pàllon) e poi con la perdita di una "l"per cui si ebbe "Palòn" in greco,
"Palum" in latino e "Palo" in italiano.
Tanti secoli dopo, anche Federico II di Svevia riconobbe il Colle di Palo idoneo
ad un'ottima difesa e lo fece fortificare con nuove mura e con un forte
castello.
Ecco nascere Palo alla fine del secolo V a. C., o all'inizio del VI, come
colonia militare siracusana col nome "Palaiòn".
Poiché non abbiamo documenti sull' antico Castello, incorporato alla fine
del 1700 nell'attuale palazzo di Giambattista Filomarino, possiamo solo fare
delle ipotesi sulla sua forma e grandezza.
Il Castello di Palo fu una di quelle fortificazioni di Terra di Bari ideate da
Federico II e proseguite da suo figlio Manfredi.
Per nostra fortuna si può partire da un dato certo nella formulazione di una
ipotesi inerente la sua forma, e cioè dal ritratto che di esso fa un testimone
oculare, il Patrilla. Egli diceva così: "ANTICA E FORTISSIMA FABBRICA, APPELLATA
IL CASTELLO", dunque non fu un vero castello ma solo un fabbricato massiccio,
possente e senza fronzoli, costruito secondo i canoni degli apprestamenti
militari e fatto di pietra, quel calcare compatto di cui è formata l'ossatura
della nostra terra, dal mare alle Murge. Le mura dovevano avere forma quadrata
ed essere della stessa grandezza. Sopra le due porte, quella interna ed
esterna, vi sono delle iscrizioni in latino.
In quella esterna:
"NON TROVI POSTO CHI SI RITERRA' NEMICO
ENTRI INVECE IL PACIFICO CHE VOGLIA EVITARE I FASTIDI DELLE LITI"
Mentre nella parte interna:
"CON BUON AUGURIO UN VALENTE GUERRIERO
COMINCIO' LA COSTRUZIONE.
CREBBE PER L'ONORE DI RE POTENTE.
AMFRITO DI CIPRO COSTRUI' QUEST'OPERA CON FORTI MURA.
DESIDERANDO DI ESSERE SICURO PER OGNI EVENTO.
COSI' LE GENTI VICINE VOLLERO CH'EGLI VIVESSE:
NEMICO AI NEMICI, FORTE DIFESA AI BUONI,
ASILO SICURO AGLI ONESTI, INSIDIA AI MALVAGI.
QUESTO CASTELLO SORSE IN CIME AL COLLE
IL 26 NOVEMBRE 1255, ALL'ORA QUARTA DI GIOVEDI'.
QUANDO IL CASTELLO COMINCIO' A COSTRUIRSI
FU IL PRIMO SETTEMBRE DI PROSPERO ANNO.
RAINALDO, FIGLIO DEL SIGNORE, POSE LO STEMMA A QUEST'OPERA
AVENDO DISPOSTO OGNI COSA SECONDO IL RITO."
Con il castello furono costruiti due recinti di mura intorno alla vecchia Palo e si aprivano verso levante, nei paraggi dell'attuale campanile della Chiesa Matrice. Le mura, scendevano per corso Garibaldi e, girando per via Umberto I,
giungevano dov'era una volta la chiesetta di S. Giovanni, di fronte alla quale si apriva, verso sud, la Porta Reale. Dentro le mura, risalendo per via Cairoli, si congiungevano a una terza porta, che dava verso ponente,
della quale non rimane traccia, ma che doveva aprirsi presso lo sbocco di via Regina Bona su piazza Dante. Di qui le mura tornavano a congiungersi al castello per via XXIV Maggio.
Il nostro castello, era quindi adibito solo a presidio militare e non a dimora del feudatario. Ancora una volta, dopo la fondazione da parte dei Siracusani, il colle di Palo era stato destinato a scopi militari di difesa.
| 
|
|
ARTE | | La Chiesa Matrice fu costruita tra il XII e il XVI sec.
La costruzione, dedicata a S. Maria della Porta in piazza S. Croce, nella sua forma e proporzioni, sembra ispirarsi ai canoni dello stile romanico-pugliese, prendendo come modello la Cattedrale di Bari. La facciata, a tre portali in stile rinascimentale e tripartita da lesene, con due bifore e un rosone sovrastanti la porta centrale, e una bifora su ciascuna porta laterale. La porta maggiore è fiancheggiata da due colonne corinzie di travertino.
II Tempio, a tre navate e tre absidi, ha forma basilicale ed ha un peristilio arcuato di pietra, sormontato da artistici ed eleganti capitelli monolitici.
Nel Coro, alle spalle dell'altare maggiore, vi è l'affresco di stile bizantino di S. Maria La Porta, protettrice del paese. |
|
| La Chiesa del purgatorio fu costruita nel 1669-73. Il portale centrale è arricchito di un piccolo gruppo di sculture, sovrastata da un orologio solare del 1881. II robusto e severo campanile è del 1734.
L'interno ha forma quadrangolare e unitaria con quattro coppie di colonne. Sulle quattro grandi arcate del centro si innalza la cupola a soffitto piano di legni dorati.
Cinque dei dipinti su tela a olio esistenti sono di pregevole valore artistico, attribuiti al pittore molfettese Giuseppe Porta; i primi quattro rappresentano scene evangeliche ("la Piscina di Betsaida", "la Moltiplicazione dei pani", "L'ultima scena" e "la Resurrezione di Lazzaro", e l'ultimo rappresenta un "Particolare di S. Luigi Gonzaga").
|
|
| II monumentale palazzo del principe Filomarino (riportato in figura), con impronta di stile neoclassico, fu costruito nel 1700 per conto appunto del principe Gianbattista Filomarino di Rocca d'Aspide (Salerno);
sul portone centrale si conserva ancora il grande stemma del Filomarino. Quattro corpi sorreggono la imponente mole della fabbrica centrale.
II palazzo rimase incompleto, come si nota dall'angolo sud-ovest. È composto di circa cento stanze, comprendenti diversi saloni.
|
|
| Molto particolare è il centro storico di Palo del Colle, dove si snodano vicoli sovrastati da archi, viuzze lastricate da "cianche", cortili, porte e passaggi spesso strettissimi e bassi. Tutti gli archi anno la funzione di passaggio;
l'arco Curci e l'arco della Madonna del Carmine, avevano lo scopo di mettere in comunicazione il vecchio borgo con il Casale dei Greci.
Questi sorgono proprio a ridosso delle antiche mura; mentre quelli periferici come l'arco della Madonna della Porta e l'arco Pagano, molto probabilmente erano in corrispondenza di antiche porte.
Tutti quelli presenti all'interno del paese, servivano per mettere in comunicazione alcune strade con altre.
Di questi dieci archi, in particolare, presentano una parete dipinta con icone di cui otto su dieci rappresentano la Madonna e i due restanti sono dedicati al Crocifisso e a S. Michele.
Tutte queste opere sono di artisti ignoti e realizzate tra la fine del 1700 e l'inizio del 1800. Alcune sono dipinte su intonaco e altre su rame come S. Michele, la Madonna della Porta, la Madonna delle Grazie e l'Immacolata.
|
|
MANIFESTAZIONI ED EVENTI | | Tra le varie manifestazioni di Palo vi è quella dell'ultimo giorno di Carnevale nel quale avviene il palio del viccio. Il tacchino diviene quindi il protagonista di una tumultuosa gara che, sino a qualche anno fa, lo vedeva nell'infelice ruolo di bersaglio:
appeso in alto a una corda, doveva essere infilzato dai cavalieri - ognuno in rappresentanza dei dodici rioni cittadini - che passavano sotto di lui al gran galoppo;
una sorte ben più dolorosa di quella natalizia poiché, prima che la tenzone si concludesse, il volatile veniva ripetutamente ferito. Per ovviare a queste inutili sofferenze, da qualche tempo la vittima è stata sostituita con
un palloncino pieno d'acqua, ma il tacchino (quello vero, che qui si chiama popolarmente viccio) presenzia ugualmente alla competizione e, legato accanto al nuovo bersaglio, segue gli eventi sottostanti non senza timore - qualcuno potrebbe sempre sbagliare mira - anche se ormai sa di non rischiare più nulla, poiché protetto da una gabbia.
Tra le feste religiose le più grandiose sono certamente la festa dei "SS. Crocifisso" e di "S. Rocco", che si svolgono rispettivamente nei mesi di settembre e agosto con artistiche illuminazioni, concerti bandistici, fuochi d'artificio e affluenza di moltissimi forestieri.
Infine vi è la sagra di Santa Croce,rituale scampagnata del 3 maggio, giorno in cui si riporta in campagna ad Auricarro (a 2 Km. da Palo) il Crocifisso che nei 6 mesi precedenti è stato in paese nella Chiesa Matrice. Per l'occasione il Parco di Auricarro si trasforma in una grandiosa trattoria-rosticceria all'aperto,
mentre la maggior parte dei palesi e convicini si sparge nei campi adiacenti, costituendo allegre e liete tavolate sull'erba e al sole.
La sera precedente il 3 maggio per le vie del paese sfilano i carri formati da fiori di carta e trainati ognuno da tre cavalli addobbati con finimenti di lusso; la mattina successiva i carri trasportano il pane, che poi sarà distribuito ai fedeli dopo la cerimonia religiosa.
| 
|
|
DOVE DORMIRE E MANGIARE | RISTORANTE "La Cupola" Corso Vittorio Emanuele, 65 |
RISTORANTE "La Taverna del Viccio" via Cesare Cantù, 5 |
RISTORANTE "La Taverna del Borghese" Piazza Diaz Armando, 28 |
"Bed and Breakfast" via della Minerva, 22 |
|
|
|